
Revocatoria fallimentare: conoscenza dello stato di insolvenza deve essere effettiva (apre in una nuova scheda)
Pubblicato in Altalex.com
Tribunale, Bologna, sez. IV civile, sentenza 08/01/2015
News

Pubblicato in Altalex.com
Tribunale, Bologna, sez. IV civile, sentenza 08/01/2015

Vi informiamo che il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato, in data 24 aprile 2015, un Vademecum con le regole per il corretto trattamento dei dati personali dei lavoratori da parte di soggetti pubblici e privati che Vi alleghiamo per Vostro opportuna conoscenza. Il Vademecum tratta, in forma semplificata, della gestione dei dati sensibili dei lavoratori. In particolare: del cartellino identificativo della bacheca aziendale della pubblicazione del curriculum della pubblicazione dei dati del lavoratore sui siti web e sulle reti interne della gestione dei dati sanitari dei dati biometrici della posta aziendale (internet/intranet) dei controlli effettuati per motivi organizzativi o di sicurezza dei controlli a distanza (videosorveglianza e geolocalizzazione).
In data 9.2.15 è entrata in vigore la cd NEGOZIAZIONE ASSISTITA , procedura introdotta dal D.L. 132/14 conv. L. 162/2014. Con decorrenza da ieri quindi, chi vuole far valere in giudizio determinate tipologie di diritti deve prima passare dalla procedura di negoziazione assistita che è condizione di procedibilità per alcune azioni giudiziarie quali: azioni di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti; domande di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti i 50.000 euro La controversia non deve vertere su diritti indisponibili né essere in tema di lavoro per le quali valgono quindi le previgenti regole. La procedura non è poi obbligatoria: per le controversie che vedono nella mediazione la condizione di procedibilità per l’azione (ovvero: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari); per le controversie concernenti obbligazioni contrattuali derivanti da contratti conclusi tra professionisti e consumatori; nei procedimenti per ingiunzione; nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva volti ai fini conciliativi ex art. 696 bis c.p.c.; nei procedimenti di opposizione o incidentali o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata; nei procedimenti in camera di Consiglio; nell’azione civile esercitata nel processo penale; quando la parte può stare in giudizio personalmente (cause di valore inferiori a 1.100,00 euro). La negoziazione assistita è un accordo con il quale le Parti convengono fra loro di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere amichevolmente una controversia con l’assistenza dei propri legali. La procedura viene introdotta tramite un “invito” dall’una all’altra parte che deve contenere: l’oggetto della controversia; l’avvertimento che la mancata risposta all’invito entro 30 gg o il suo rifiuto può essere valutato dal Giudice ai fini delle spese di giudizio e di quanto previsto dagli artt. 96 e 64 c.p.c. In caso di accoglimento dell’invito, le Parti sottoscrivono la convenzione di negoziazione assistita che deve concludersi nel termine concordato tra le Parti per l’espletamento della procedura (che può andare da un minimo di 30 gg a un massimo di 90, salvo proroga di ulteriori 30 gg su accordo delle parti). L’accordo eventualmente raggiunto costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. In caso di mancato accordo viene redatto un verbale in tal senso, da produrre nella successiva eventuale causa giudiziaria. Ogni atto (l’invito, la convenzione, l’accordo o il verbale di mancato accordo) sono sottoscritti dalla Parte e dal proprio legale, che certifica l’autenticità della firma e quindi la piena validità formale dell’atto. Laddove le azioni giudiziarie venissero proposte senza avere preventivamente esperito la procedura di cui sopra, il procedimento introdotto sarà sospeso per consentire l’esperimento della procedura omessa (così come accade nel caso della mediazione). La procedura è, come detto, entrata in vigore solo ieri e molti sono i dubbi sulla concreta applicazione, compreso l’atto di impulso.

Il Codice della Privacy prevede che alcuni illeciti in merito al trattamento dei dati personali costituiscano reato ed in particolare trattasi di: trattamento illecito di dati; falsità nelle dichiarazioni al Garante ed inosservanza di provvedimenti del Garante. Tali reati sono stati richiamati nella modifica alla normativa alla responsabilità amministrativa D:Lgs 231. L’ente sarà pertanto responsabile per i reati commessi nel suo interesse o nel suo vantaggio da persone che rivestono una posizione apicale o loro sottoposti. Tale modifica è stata inserito nel D.L. 93/2013 entrato in vigore il 17.8.2013 e in corso di conversione. L’ente non risponderà se proverà di avere adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire il reato. Sarà pertanto necessario adeguare il modello di organizzazione e di gestione anche alla luce di tale provvedimento, anche al fine di verificare la regolarità degli stessi all’intero codice della privacy, al fine di garantire alle informazioni personali che circolano all’interno dell’ente una protezione adeguata e sicura, indipendentemente dagli attuali obblighi normativi.
In data 20/8/2013 è stata pubblicata in GU la legge di conversione n. 98 del 9/8/2013 del decreto-legge n. 69 del 21.6.2013/2012 (cd. “Decreto del fare”), che reintroduce alcune importanti misure nel settore giustizia e, tra queste, la obbligatorietà della mediazione civile e commerciale in molte materie. Le nuove misure in tema di mediazione entreranno in vigore dal prossimo 21 settembre. Sul sito del Ministero della Giustizia è stata pubblicata una guida con il contenuto della normativa Qui di seguito in sintesi alcuni aspetti rilevanti della nuova normativa. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale relativa a controversie in materia di: Condominio Diritti reali Divisione Successione ereditarie Patti di famiglia Locazione Comodato Affitto di aziende Risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità Contratti assicurativi; Contratti bancari e finanziari. Per la materia finanziaria e bancaria sono alternativi alla mediazione, rispettivamente, il ricorso alla conciliazione Camera Consob e all’Arbitro bancario e finanziario presso la banca d’Italia. E’ stata esclusa la materia dei risarcimenti stradali. Inoltre, è stata concessa al Giudice la facoltà di demandare la controversia al procedimento di mediazione, anche senza il consenso delle Parti; in tale caso, il tentativo di mediazione diventa condizione di procedibilità. La procedura non si applica nei seguenti casi: nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione; nei procedimenti per convalida di licenza e sfratto fino al mutamento del rito di cui all’art. 667 c.p.c.; nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite di cui all’art. 696 –bis c.p.c.; nei procedimenti possessori fino alla pronuncia dei provvedimenti di cui all’art. 703, terzo comma, c.p.c.; nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata; nei procedimenti in camera di consiglio; nell’azione civile esercitata nel processo penale. Altra novità della nuova procedura è stato l’inserimento della difesa tecnica ossia dell’obbligo di farsi assistere da un avvocato durante il procedimento.
Sulla Gazzetta Ufficiale del 15 novembre 2012, n. 267 è stato pubblicato il Decreto legislativo 9.11.2012 n. 192 con il quale è stata recepita la direttiva 2011/7/UE in materia di lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali. In base alla nuova disposizione normativa il termine per i pagamenti nelle transazioni commerciali tra imprese, e tra Pubbliche Amministrazioni e imprese, è fissato in 30 giorni. Soltanto in casi eccezionali, come ad esempio in materia sanitaria, è previsto un termine raddoppiato di 60 giorni. Il provvedimento innalza inoltre il tasso degli interessi legali di mora che passa dal 7% all'8%. La nuova disciplina del decreto legislativo – entrato in vigore in data 30.11.12 - si applicherà ai contratti conclusi a partire dal 1° gennaio 2013. Riportiamo qui di seguito il testo integrale del decreto. DECRETO LEGISLATIVO 9 novembre 2012, n. 192 Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, per l'integrale recepimento della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, a norma dell'articolo 10, comma 1, della legge 11 novembre 2011, n. 180. (12G0215) ( GU n. 267 del 15-11-2012 ) IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Vista la legge 11 novembre 2011, n. 180, recante norme per la tutela della liberta' d'impresa. Statuto delle imprese, ed in particolare l'articolo 10; Vista la direttiva 2011/7/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011 relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali (rifusione); Visto il decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231 , recante attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 31 ottobre 2012 ; Sulla proposta dei Ministri per gli affari europei e della giustizia, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e la semplificazione; Emana il seguente decreto legislativo: Art. 1 Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231 1. Al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, recante attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, sono apportate le seguenti modificazioni: a) l'articolo 1 e' sostituito dal seguente: «Art. 1 (Ambito di applicazione). - 1. Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano ad ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale. 2. Le disposizioni del presente decreto non trovano applicazione per: a) debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore, comprese le procedure finalizzate alla ristrutturazione del debito; b) pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno, compresi i pagamenti effettuati a tale titolo da un assicuratore.»; b) l'articolo 2 e' sostituito dal seguente: «Art. 2 (Definizioni). - 1. Ai fini del presente decreto si intende per: a) "transazioni commerciali": i contratti, comunque denominati, tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni, che comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo; b) "pubblica amministrazione": le amministrazioni di cui all'articolo 3, comma 25, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e ogni altro soggetto, allorquando svolga attivita' per la quale e' tenuto al rispetto della disciplina di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163; c) "imprenditore": ogni soggetto esercente un'attivita' economica organizzata o una libera professione; d) "interessi moratori": interessi legali di mora ovvero interessi ad un tasso concordato tra imprese; e) "interessi legali di mora": interessi semplici di mora su base giornaliera ad un tasso che e' pari al tasso di riferimento maggiorato di otto punti percentuali; f) "tasso di riferimento": il tasso di interesse applicato dalla Banca centrale europea alle sue piu' recenti operazioni di rifinanziamento principali; g) "importo dovuto": la somma che avrebbe dovuto essere pagata entro il termine contrattuale o legale di pagamento, comprese le imposte, i dazi, le tasse o gli oneri applicabili indicati nella fattura o nella richiesta equivalente di pagamento.»; c) all'articolo 3, dopo le parole: «interessi moratori» sono inserite le seguenti: «sull'importo dovuto»; d) l'articolo 4 e' sostituito dal seguente: «Art. 4 (Decorrenza degli interessi moratori). - 1. Gli interessi moratori decorrono, senza che sia necessaria la costituzione in mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento. 2. Salvo quanto previsto dai commi 3, 4 e 5, ai fini della decorrenza degli interessi moratori si applicano i seguenti termini: a) trenta giorni dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente. Non hanno effetto sulla decorrenza del termine le richieste di integrazione o modifica formali della fattura o di altra richiesta equivalente di pagamento; b) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non e' certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento; c) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento e' anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi; d) trenta giorni dalla data dell'accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell'accertamento della conformita' della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data. 3. Nelle transazioni commerciali tra imprese le parti possono pattuire un termine per il pagamento superiore rispetto a quello previsto dal comma 2. Termini superiori a sessanta giorni, purche' non siano gravemente iniqui per il creditore ai sensi dell'articolo 7, devono essere pattuiti espressamente. La clausola relativa al termine deve essere provata per iscritto. 4. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore e' una pubblica amministrazione le parti possono pattuire, purche' in modo espresso, un termine per il pagamento superiore a quello previsto dal comma 2, quando cio' sia giustificato dalla natura o dall'oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione. In ogni caso i termini di cui al comma 2 non possono essere superiori a sessanta giorni. La clausola relativa al termine deve essere provata per iscritto. 5. I termini di cui al comma 2 sono raddoppiati: a) per le imprese pubbliche che sono tenute al rispetto dei requisiti di trasparenza di cui al decreto legislativo 11 novembre 2003, n. 333; b) per gli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria e che siano stati debitamente riconosciuti a tale fine. 6. Quando e' prevista una procedura diretta ad accertare la conformita' della merce o dei servizi al contratto essa non puo' avere una durata superiore a trenta giorni dalla data della consegna della merce o della prestazione del servizio, salvo che sia diversamente ed espressamente concordato dalle parti e previsto nella documentazione di gara e purche' cio' non sia gravemente iniquo per il creditore ai sensi dell'articolo 7. L'accordo deve essere provato per iscritto. 7. Resta ferma la facolta' delle parti di concordare termini di pagamento a rate. In tali casi, qualora una delle rate non sia pagata alla data concordata, gli interessi e il risarcimento previsti dal presente decreto sono calcolati esclusivamente sulla base degli importi scaduti.»; e) l'articolo 5 e' sostituito dal seguente: «Art. 5 (Saggio degli interessi). - 1. Gli interessi moratori sono determinati nella misura degli interessi legali di mora. Nelle transazioni commerciali tra imprese e' consentito alle parti di concordare un tasso di interesse diverso, nei limiti previsti dall'articolo 7. 2. Il tasso di riferimento e' cosi' determinato: a) per il primo semestre dell'anno cui si riferisce il ritardo, e' quello in vigore il 1° gennaio di quell'anno; b) per il secondo semestre dell'anno cui si riferisce il ritardo, e' quello in vigore il 1° luglio di quell'anno. 3. Il Ministero dell'economia e delle finanze da' notizia del tasso di riferimento, curandone la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana nel quinto giorno lavorativo di ciascun semestre solare.»; f) l'articolo 6 e' sostituito dal seguente: «Art. 6 (Risarcimento delle spese di recupero). - 1. Nei casi previsti dall'articolo 3, il creditore ha diritto anche al rimborso dei costi sostenuti per il recupero delle somme non tempestivamente corrisposte. 2. Al creditore spetta, senza che sia necessaria la costituzione in mora, un importo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento del danno. E' fatta salva la prova del maggior danno, che puo' comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito.»; g) l'articolo 7 e' sostituito dal seguente: «Art. 7(Nullita'). - 1. Le clausole relative al termine di pagamento, al saggio degli interessi moratori o al risarcimento per i costi di recupero, a qualunque titolo previste o introdotte nel contratto, sono nulle quando risultano gravemente inique in danno del creditore. Si applicano gli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile. 2. Il giudice dichiara, anche d'ufficio, la nullita' della clausola avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, tra cui il grave scostamento dalla prassi commerciale in contrasto con il principio di buona fede e correttezza, la natura della merce o del servizio oggetto del contratto, l'esistenza di motivi oggettivi per derogare al saggio degli interessi legali di mora, ai termini di pagamento o all'importo f orfettario dovuto a titolo di risarcimento per i costi di recupero. 3. Si considera gravemente iniqua la clausola che esclude l'applicazione di interessi di mora. Non e' ammessa prova contraria. 4. Si presume che sia gravemente iniqua la clausola che esclude il risarcimento per i costi di recupero di cui all'articolo 6. 5. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore e' una pubblica amministrazione e' nulla la clausola avente ad oggetto la predeterminazione o la modifica della data di ricevimento della fattura. La nullita' e' dichiarata d'ufficio dal giudice.»; h) all'articolo 8, comma 1, la lettera a) e' sostituita dalla seguente: «a) di accertare la grave iniquita', ai sensi dell'articolo 7, delle condizioni generali concernenti il termine di pagamento, il saggio degli interessi moratori o il risarcimento per i costi di recupero e di inibirne l'uso.». Art. 2 Modifiche alla legge 18 giugno 1998, n. 192 1. All'articolo 3, comma 3, della legge 18 giugno 1998, n. 192, le parole: «di sette punti percentuali» sono sostituite dalle seguenti: «di otto punti percentuali». Art. 3 Disposizioni finali 1. Le disposizioni di cui al presente decreto legislativo si applicano alle transazioni commerciali concluse a decorrere dal 1° gennaio 2013. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addi' 9 novembre 2012. NAPOLITANO Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri Moavero Milanesi, Ministro per gli affari europei Severino, Ministro della giustizia Passera, Ministro dello sviluppo economico Grilli, Ministro dell'economia e delle finanze Patroni Griffi, Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione Visto, il Guardasigilli: Severino







Pubblicato in Inter.Net










Pubblicato in Buffetti Editore
Il sito WEB, il contratto elettronico, la firma digitale, come acquistare e vendere, le aste, privacy e sicurezza, la proprietà intellettuale, il domain name.
