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LavoroTribunale di Gorizia, Sez. Lavoro, sent. n. 96/2026

Comporto lungo per patologia oncologica e onere informativo del lavoratore

Il Tribunale di Gorizia ha dichiarato illegittimo il licenziamento intimato da una società cooperativa a un dipendente superato il periodo di comporto ordinario (180 giorni), riconoscendo l'applicabilità del c.d. "comporto lungo" (12 mesi su 18) previsto dal CCNL per le patologie oncologiche gravi.

Il lavoratore non aveva comunicato formalmente la diagnosi tumorale, ma il Giudice ha ritenuto sufficiente il complesso di informazioni desumibili da scambi informali (WhatsApp, e-mail) con esponenti aziendali e dalla casella "stato patologico sotteso a invalidità" barrata nei certificati, elementi che imponevano al datore, in base ai doveri di correttezza e buona fede, quantomeno di attivarsi con richieste di chiarimento prima di procedere al recesso.

Disposta la reintegrazione ex art. 18, co. 4 e 7, Stat. Lav., con indennità risarcitoria commisurata alla retribuzione globale di fatto e ripristino dell'indennità di malattia; spese compensate per la peculiarità della fattispecie.


LavoroTribunale di Pisa, Sez. Lavoro, sent. n. 800/2026

Licenziamento per giusta causa e controlli difensivi sulla posta elettronica

Il Tribunale di Pisa ha respinto il ricorso di una dipendente licenziata per giusta causa per aver omesso, per oltre un anno, di comunicare al datore di lavoro che il figlio minorenne ricopriva un ruolo apicale in una società fornitrice, in potenziale conflitto di interessi.

Il controllo sulla casella e-mail aziendale, disposto dopo l'emersione di un fondato sospetto e circoscritto con parole chiave e limiti temporali, è stato qualificato come legittimo "controllo difensivo in senso stretto", estraneo al perimetro dell'art. 4 Stat. Lav., a condizione che riguardi dati successivi all'insorgere del sospetto e che la lavoratrice sia stata previamente informata (nel caso di specie, dal 18.10.2021) tramite policy aziendale idonea.

Il Giudice ha ritenuto irrilevante, ai fini dell'utilizzabilità della prova, l'illecito amministrativo di data retention rilevato dal Garante Privacy.

Respinta anche la tesi del licenziamento ritorsivo, non avendo la ricorrente provato l'intento vendicativo come causa esclusiva del recesso.


LavoroCassazione Civile, Sezione Lavoro, Sentenza, 22 luglio 2026

Contratto a tutele crescenti, reintegra se la condotta addebitata è punita dal CCNL con una sanzione conservativa

La Corte di Cassazione, richiamando la sentenza n. 129/2024 della Corte Costituzionale che ha definito la portata dell'articolo 3, comma 2, del D.Lgs. n. 23/2015 (Jobs Act), che prevede la reintegra nel posto di lavoro solo quando risulti "insussistente il fatto materiale" contestato al lavoratore licenziato, ha stabilito che, quando il contratto collettivo individua specifiche condotte del lavoratore punibili solo con sanzioni conservative, se il datore licenzia comunque per quella condotta, va considerato come se il "fatto materiale" alla base del licenziamento non esistesse affatto, con la conseguente applicazione della tutela reintegratoria attenuata.


LavoroTribunale di Pavia, 18 giugno – 6 luglio 2026

Appalto illecito: le dimissioni dal finto datore fanno scattare la reintegra e il pagamento delle retribuzioni presso la committente

Il Giudice pavese ha accolto il ricorso di un corriere utilizzato nell'ambito di un appalto stipulato tra la committente e l'impresa di trasporti per la quale il ricorrente lavorava da oltre quindici anni. Nel corso del giudizio il lavoratore aveva inviato una missiva in cui offriva le proprie prestazioni direttamente alla committente, dichiarando di aver rassegnato le dimissioni dall'impresa appaltatrice poiché "non poteva tollerare ulteriormente le condizioni di lavoro in regime di interposizione illecita di manodopera". Una volta accertato che l'appaltatrice si limitava a una mera gestione amministrativa del personale mentre il reale potere direttivo era esercitato dalla committente, il Tribunale ha stabilito che le dimissioni rassegnate nei confronti del datore di lavoro formale dovessero considerarsi del tutto giustificate. L'azienda committente è stata pertanto condannata a ripristinare il rapporto e a reintegrare il lavoratore provvedendo al pagamento di tutte le retribuzioni maturate dalla data delle dimissioni sino all'effettiva immissione in servizio, detratto l'eventuale aliunde perceptum.


LavoroTribunale di Milano, 6 maggio – 6 luglio 2026

Contratto d'opera intellettuale: legittimazione attiva, difetto di pattuizione e determinazione equitativa del compenso

In tema di controversie aventi ad oggetto il pagamento di compensi professionali, l'eccezione del committente secondo cui l'incarico sarebbe stato conferito a una società riconducibile al professionista, anziché a quest'ultimo in proprio, non incide sulla legittimazione ad agire, bensì attiene all'effettiva titolarità sostanziale del rapporto e, dunque, al merito della controversia. Ove in giudizio risulti provato lo svolgimento, da parte del ricorrente, di un'attività professionale qualificata e continuativa, ma difetti la prova della specifica misura del compenso pattuito (nella specie, una percentuale sul valore di un'operazione societaria) e non emerga l'integrale remunerazione dell'opera tramite precedenti fatturazioni, spetta al giudice procedere alla determinazione del corrispettivo ex artt. 2225 e 2233 c.c. A tal fine, il giudice può liquidare il compenso in via equitativa assumendo quale parametro di riferimento la tariffa giornaliera concordata tra le medesime parti nella fase iniziale del rapporto, trattandosi di criterio idoneo a garantire un'equa proporzionalità del corrispettivo ed espressivo di una valorizzazione coerente con la comune volontà negoziale pregressa.


Real EstateCassazione Civile, Sez. Unite, Ordinanza, 30 giugno 2026, n. 22465

Mediatore immobiliare – domanda per pagamento provvigioni verso soggetti domiciliati in U.E.

In tema di domanda del mediatore immobiliare per il pagamento della provvigione, proposta nei confronti di venditore e acquirente domiciliati in altro Stato membro UE, la giurisdizione del giudice italiano non può essere fondata sulla competenza speciale in materia contrattuale ex art. 7, n. 1, Reg. (UE) n. 1215/2012, ove ricorrano i presupposti della disciplina speciale dettata per i contratti conclusi dai consumatori (artt. 17 e 18 dello stesso Regolamento).


Responsabilità civileCassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 30 giugno 2026, n. 22368

Risarcimento del danno da illegittima segnalazione alla Centrale Rischi – onere della prova

In tema di risarcimento del danno da illegittima segnalazione alla Centrale Rischi, il danno – sia patrimoniale sia non patrimoniale – non è in re ipsa, ma deve essere allegato e provato dal danneggiato; tuttavia, esso può essere dimostrato anche per presunzioni, potendo desumersi, tra l'altro, dalla vicinanza temporale tra la segnalazione a sofferenza e il diniego o la mancata concessione di finanziamenti richiesti, quali indizi del peggioramento dell'affidabilità creditizia e della maggiore difficoltà di accesso al credito.


Diritto assicurativoCassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 29 giugno 2026, n. 22300

Assicurazione contro i danni – polizza condominiale

In tema di assicurazione contro i danni, qualora la polizza preveda una categoria generale di rischi indennizzabili (es. "danni da acqua") e l'assicuratore opponga una clausola di delimitazione del rischio che esclude, come "rischio non compreso", specifiche ipotesi (es. danni da usura o vetustà), tale clausola integra un fatto impeditivo del diritto all'indennizzo e costituisce oggetto di eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio. Ne consegue che l'assicuratore, che se ne avvalga, è gravato del duplice onere di provare sia l'esistenza e il contenuto della clausola, sia il concreto ricorrere dei presupposti per la sua operatività, potendo l'assicurato limitarsi a dimostrare il titolo (polizza) recante la generale previsione di copertura del rischio.


Diritto societarioCassazione Penale, Sezione 2, Sentenza, 26 giugno 2026, n. 23820

Persona giuridica – società – in genere – responsabilità da reato degli enti – fondamento – colpa di organizzazione

In tema di responsabilità da reato degli enti, la colpa di organizzazione, da intendersi in senso normativo, è fondata sul rimprovero derivante dall'inottemperanza da parte dell'ente dell'obbligo di adottare le cautele, organizzative e gestionali, necessarie a prevenire la commissione dei reati previsti tra quelli idonei a fondare la responsabilità del soggetto collettivo, dovendo tali accorgimenti essere consacrati in un documento che individua i rischi e delinea le misure atte a contrastarli.


Diritto condominialeCassazione Civile, Sez. II, Ordinanza, 26 giugno 2026, n. 21865

Parti comuni dell'edificio – rivestimenti del parapetto e della parte frontale di balconi aggettanti

In condominio, i balconi aggettanti non rientrano tra le parti comuni ex art. 1117 c.c., costituendo prolungamento dell'unità immobiliare di proprietà esclusiva. Tuttavia, i rivestimenti del parapetto e della parte frontale (frontalino, intonaco e marmi di copertura), ove svolgano una prevalente funzione estetica e si inseriscano nel prospetto della facciata contribuendo al decoro architettonico del fabbricato, rientrano tra le parti comuni. Ne consegue che le spese per il loro rifacimento gravano su tutti i condomini, ai sensi dell'art. 1123 c.c., e non possono essere poste a carico del singolo proprietario del balcone in assenza di previo accertamento giudiziale della sua responsabilità per i danni.


Real EstateCassazione Civile, Sez. II, Sentenza, 25 giugno 2026, n. 21771

Compravendita immobiliare – contratto tra professionista e consumatore e giudizio di vessatorietà della penale

In un contratto di compravendita immobiliare tra un professionista (la società di costruzione) e un consumatore (la famiglia che andrà a vivere nella abitazione), si applicano le speciali tutele previste per i soggetti più deboli.

La clausola del preliminare di vendita che riservi al promittente alienante, nel caso di inadempimento imputabile a colpa dei promissari acquirenti, la possibilità di trattenere, a titolo di penale, l'intera somma ricevuta in acconto, anche se costituente una porzione rilevante dell'intero prezzo, non si sottrae alla valutazione di vessatorietà, che il giudice è tenuto a compiere d'ufficio, trattandosi di rapporto professionista-consumatore, al fine di verificare se la clausola determini un significativo squilibrio a carico del consumatore dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, in ragione del suo importo manifestamente eccessivo.


Diritto fallimentareCassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 24 giugno 2026, n. 21449

Concordato preventivo – effetto esdebitatorio

In tema di concordato preventivo disciplinato dalla legge fallimentare, l'effetto esdebitatorio di cui all'art. 184 L. Fall. opera esclusivamente nei confronti dei creditori concorsuali della società proponente il concordato e non si estende, in difetto di espressa previsione normativa, ai creditori di società da essa controllate, ancorché tra le due vi sia stretta interdipendenza economica o il credito verso la controllata sia garantito da beni della controllante.


Diritto condominialeCassazione Civile, Sez. II, Sentenza, 23 giugno 2026, n. 21411

Legittimazione dell'amministratore di condominio – controversie su atti conservativi di parti comuni

In tema di legittimazione dell'amministratore, questi, ai sensi degli artt. 1130 e 1131 c.c., è legittimato, senza necessità di preventiva autorizzazione assembleare, a resistere in giudizio e proporre impugnazione, anche in cassazione, nelle controversie aventi ad oggetto atti conservativi relativi alle parti comuni, tra cui rientra la domanda proposta da singoli condomini per l'esecuzione di opere di manutenzione o ricostruzione di un muro di cinta condominiale, senza che occorra l'integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri condomini, ove non sia chiesto un accertamento con efficacia di giudicato sulla natura comune del bene.


Diritto bancarioCassazione Civile, Sez. I, Sentenza, 23 giugno 2026, n. 21275

Contratti bancari – recesso della banca da apertura di credito in conto corrente

In tema di recesso della banca da apertura di credito in conto corrente, è affetta da vizio motivazionale "al di sotto del minimo costituzionale" la sentenza che qualifichi come contrario a buona fede il recesso, limitandosi a richiamare il parziale ripianamento dello scoperto, un generico utile di esercizio risultante da bilancio e la persistenza delle fideiussioni, senza: a) verificare se il bilancio fosse conoscibile dalla banca al momento del recesso; b) spiegare in che modo la permanenza delle garanzie personali incida sulla valutazione della correttezza dell'iniziativa dell'istituto a fronte di un deterioramento patrimoniale della società debitrice; c) esaminare la rilevanza, ai fini della "giusta causa" ex art. 1845 c.c., della riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale e delle conseguenze derivanti dagli artt. 2446, 2447, 2482-ter e 2484 c.c. Ne consegue la cassazione per motivazione obiettivamente perplessa e incomprensibile.


Risarcimento danniCassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 23 giugno 2026, n. 21289

Risarcimento del danno ex art. 2043 c.c. – spese sostenute dal danneggiato per attività legale stragiudiziale

In tema di risarcimento del danno da fatto illecito ex art. 2043 c.c., le spese sostenute dal danneggiato per attività legale stragiudiziale (nella specie, per diffide e assistenza in un procedimento amministrativo attivato a tutela del proprio fondo, esposto al pericolo di caduta di grondaie fatiscenti del vicino) costituiscono danno patrimoniale risarcibile, ove risultino necessarie, congrue e causalmente ricollegate alla condotta colposa del responsabile, non potendo essere considerate spese superflue ai sensi dell'art. 1227, comma 2, c.c.


Obbligazioni e contrattiCassazione Civile, Sez. II, Ordinanza, 22 giugno 2026, n. 21121

Contratti a prestazioni corrispettive – condizione risolutiva e avveramento dell'evento dedotto

Nei contratti a prestazioni corrispettive sottoposti a condizione risolutiva, l'avveramento dell'evento dedotto in condizione, comportando il venir meno ex tunc dell'efficacia del contratto (art. 1360 c.c.), preclude al giudice ogni valutazione delle inadempienze delle parti ai fini della risoluzione per inadempimento, anche se dette domande siano state proposte in via principale o subordinata rispetto a quella di accertamento dell'avveramento della condizione.


Diritto societarioCassazione Civile, Sez. V, Ordinanza, 22 giugno 2026, n. 21201

Società di capitali – amministratori – compenso – deducibilità – espressa delibera assembleare di determinazione del compenso

La disciplina sul funzionamento delle società – dettata anche nell'interesse pubblico al regolare svolgimento dell'attività economica, ha natura imperativa ed inderogabile – contiene una distinta previsione della delibera di approvazione del bilancio e di quella di determinazione del compenso. Una delibera assembleare risalente e recante compensi di importo inferiore non può legittimare la deducibilità di compensi successivamente erogati di entità maggiore, in mancanza di una nuova e specifica delibera modificativa; in tal caso viene meno il requisito della certezza e obiettiva determinabilità del costo richiesto dall'art. 109 TUIR per la sua deduzione.


Diritto societarioCassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 18 giugno 2026, n. 20552

Società di persone – scioglimento del rapporto sociale per recesso di un socio

In tema di società di persone, qualora allo scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio per recesso segua, per mancata ricostituzione della pluralità nel termine di cui all'art. 2272, n. 4, c.c., lo scioglimento della società e l'apertura della liquidazione, il diritto del socio receduto alla liquidazione della quota, ove non ancora soddisfatto nel termine di cui all'art. 2289 c.c., rimane attratto nel procedimento di liquidazione della società e trova in esso la propria sede di soddisfazione, dovendosi applicare i criteri valutativi propri dello stato di liquidazione e non quelli del "going concern".


Diritto bancarioCassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 17 giugno 2026, n. 20364

Strumenti finanziari (valori mobiliari) – risoluzione del contratto per inadempimento

La gravità dell'inadempimento ex art. 1455 c.c., anche in materia di servizi di investimento, non può essere affermata in via automatica e astratta, ma va verificata nel caso concreto con riferimento all'interesse dell'investitore alla regolare esecuzione del rapporto, potendo l'elevata esperienza finanziaria, la consistente capacità patrimoniale e la pregressa propensione al rischio dell'investitore dimostrare l'irrilevanza, sul piano causale, della violazione degli obblighi informativi e giustificare il diniego della risoluzione.


Real Estate

Tribunale di Napoli Nord, Sezione II, Sentenza, 17 giugno 2026, n. 2156

Il Tribunale di Napoli Nord ha stabilito l'irrevocabilità della scelta processuale in tema di inadempimento contrattuale, ribadendo l'incompatibilità e la non cumulabilità tra i rimedi del recesso con ritenzione della caparra confirmatoria e della risoluzione con risarcimento del danno. Così pronunciando sulla corretta applicazione del combinato disposto del comma secondo e del comma terzo dell'art. 1385 c.c. secondo cui, di fronte all'inadempimento di una delle parti l'altra può, a sua scelta, recedere dal contratto e trattenere la caparra, ovvero chiedere la risoluzione (o anche l'esecuzione) del contratto e il risarcimento del danno, che in tal caso dovrà allegare e provare secondo le norme generali.


LavoroCassazione Civile, Sezione Lavoro, Ordinanza, 16 giugno 2026, n. 20229

Esonero del lavoro notturno del caregiver

Per fruire dell’esonero dall’obbligo di prestare lavoro notturno, occorre che si sia in presenza di un soggetto disabile ai sensi della legge 104/1992. E’ invece ininfluente il grado di invalidità del congiunto che risulta essere a carico del lavoratore in quanto tale elemento non è richiesto dalla normativa. Laddove il legislatore ha inteso subordinare la concessione di un beneficio alla circostanza che sussistesse una situazione di handicap con connotato di gravità, lo ha esplicitamente richiesto, come nel caso dei permessi giornalieri e mensili ovvero dei limiti al trasferimento.


Diritto fallimentareTribunale di La Spezia, 12 giugno 2026, Est. Gaggioli

Strumenti di regolazione della crisi – procedimento unitario – misure protettive

In tema di misure protettive, il concetto di "azioni esecutive e cautelari" di cui all'art. 54, comma 2, CCII deve essere interpretato estensivamente, senza che ciò possa ritenersi pregiudizievole per i creditori, alla luce della ratio dell'istituto, volta a consentire al debitore di conservare la disponibilità del patrimonio e dei beni e diritti con i quali viene esercitata l'attività d'impresa, in funzione della presentazione di un piano di pagamento nell'ambito di uno strumento di regolazione della crisi o dell'insolvenza. Rientrano, pertanto, nell'inibitoria non solo i procedimenti espressamente qualificati come esecutivi o cautelari dal codice di procedura civile o da leggi speciali, ma anche tutte le iniziative dei creditori idonee ad apporre, in tutto o in parte, un vincolo di indisponibilità sul patrimonio del debitore, o sui beni e diritti con i quali viene esercitata l'attività d'impresa, ove incompatibili con la presentazione del suddetto piano di pagamento.


Diritto assicurativoCassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 11 giugno 2026, n. 19283

Assicurazione contro i danni – clausola “valore a nuovo”

In tema di assicurazione contro i danni, la clausola di "valore a nuovo" contenuta in una polizza furto autoveicoli non integra una "polizza stimata" ai sensi dell'art. 1908 c.c., poiché non comporta una stima negoziale e vincolante del valore del bene al momento della conclusione del contratto, ma costituisce uno strumento di determinazione oggettiva dell'indennizzo, che resta soggetto al principio indennitario e ai limiti del valore assicurato.


Obbligazioni e contrattiCassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 11 giugno 2026, n. 19211

Risoluzione del contratto per inadempimento – clausola risolutiva espressa

In tema di clausola risolutiva espressa ex art. 1456 c.c., il giudice di merito viola i canoni di interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 e 1363 c.c. quando subordina l'operatività della clausola a un previo richiamo, sollecito o diffida del creditore non previsto dal regolamento negoziale, introducendo un requisito extratestuale che si traduce in un'indebita integrazione sostitutiva della volontà delle parti, alterando l'assetto di interessi da esse autonomamente definito.