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Lavoro

Cassazione civile, sezione lavoro, ordinanza, 18 maggio 2026, n. 14830

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, ordinanza, 18 maggio 2026, n. 14830

La lettura del combinato disposto dell'art. 46 CCNL settore Turismo e dell'Accordo Interconfederale 27.7.1994 (in specie, artt. 2 e 3) rende chiara la volontà delle parti sociali di riconoscere il potere di indire le elezioni per le RSU (e di presentare le liste) non solo alle organizzazioni sindacali firmatarie del Protocollo del 1993 (c.d. Protocollo Ciampi), dell'Accordo Interconfederale 1994 e del CCNL applicato in azienda, tra i quali va annoverato il CCNL settore Turismo (come previsto dalla prima parte dell'art. 2 dell'Accordo Interconfederale e dall'art. 46 cit.) ma altresì a quelle che (costituite con un proprio Statuto) raccolgono il 5% delle firme tra i lavoratori dell'impresa e che accettano (espressamente e formalmente) il contenuto dell'Accordo Interconfederale 1994 (come previsto dalla seconda parte dell'art. 2).


Cassazione Civile, Sezione Lavoro, ordinanza, 14 maggio 2026, n. 14165

Licenziamento disciplinare e social network: giusta causa per frasi offensive reiterate che travalicano il diritto di critica e ledono in modo definitivo il vincolo fiduciario

In materia di licenziamento disciplinare, la pubblicazione sui social network di frasi offensive e denigratorie contro il datore di lavoro può costituire giusta causa di recesso quando il comportamento, valutato nel suo complesso, oltrepassa i limiti del legittimo diritto di critica - ossia i requisiti di verità, continenza e pertinenza - ed è tale da compromettere il vincolo fiduciario, soprattutto se le condotte sono reiterate, se i contenuti non vengono rimossi nonostante gli ordini dell'autorità o del datore, e se il lavoratore è già gravato da precedenti disciplinari. In queste circostanze, il licenziamento risulta una sanzione proporzionata.


Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ordinanza, 5 maggio 2026, n. 12547

Lavoratore disabile – non idoneità alla mansione - demansionamento – presupposti e limiti

Quando un lavoratore sia dichiarato non idoneo allo svolgimento di alcune mansioni per motivi di salute, il datore di lavoro non può procedere automaticamente al demansionamento del dipendente, ma è tenuto prioritariamente a verificare la possibilità di assegnarlo a mansioni equivalenti e compatibili con le limitazioni accertate. Solo laddove tale ricollocazione risulti concretamente impossibile – circostanza che deve essere dimostrata dall’azienda – è consentita l’assegnazione a mansioni inferiori.


Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ordinanza, 11 maggio 2026, n. 13731

E’ valido il licenziamento comunicato al lavoratore tramite e-mail ordinaria

La modalità con cui avviene la comunicazione del recesso datoriale, in mancanza di espressa previsione del CCNL, non può mai incidere sulla validità del licenziamento inteso quale negozio giuridico unilaterale formato per iscritto in quanto, in tal caso, la validità del licenziamento è disciplinata unicamente dall’art. 2 della L. 604/1966, che prevede unicamente la necessaria forma scritta.

Area Civile

Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 20 aprile 2026, n. 10388

“Unioni di fatto” - Donazione indiretta

Nel contesto di relazioni coniugali, ovvero di convivenze affettive che abbiano assunto carattere di “unioni di fatto”, l’attribuzione di beni immobili, o di mobili registrati, da parte di uno dei coniugi (o conviventi) in favore dell’altro, necessita, per poter essere qualificata come donazione indiretta, di una prova rigorosa - e di motivazione parimenti rigorosa - in ordine alla ricorrenza del cd. “animus donandi”.


Tribunale di Catanzaro, Sezione 2 Civile, Sentenza 17 luglio 2025, n. 1620

Separazione coniugi - Mutuo cointestato – Chat WhatsApp quale prova scritta atipica dell'accollo interno

Il Tribunale afferma che la chat WhatsApp, pur informale, risponde ai requisiti della libertà negoziale e della reciprocità, facendo valere il principio di “prova scritta atipica” fondato sulla buona fede e sull’affidabilità del dato informatico. Essendo il patto intercorso via WhatsApp, non disconosciuto dal marito né dai figli, sentiti in udienza, la chat è stata equiparata dal Tribunale a una confessione stragiudiziale e ammessa in giudizio come prova documentale, ex art. 2722 c.c., non essendo il suddetto patto in contrasto “con l’esigenza di protezione dei minori o comunque dei soggetti più deboli”.

Nel caso specifico, due ex coniugi avevano regolato – attraverso una chat WhatsApp – la gestione economica post-separazione: l’ex marito si impegnava a sostenere il pagamento del mutuo familiare, mentre l’ex moglie dichiarava di rinunciare all’assegno di mantenimento.

Diritto societario

Cassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 05 maggio 2026, n. 12783

Contraffazione ed usurpazione del marchio

In tema di marchi, il principio unionale della "preclusione per coesistenza" (Corte di giustizia UE, 22 settembre 2011, C-482/09, Budweiser), fondato sul venir meno del rischio di confusione in concreto a seguito di uso simultaneo, protratto e leale di segni identici o simili, è applicabile anche quando l'uso riguardi non solo singoli segni, ma il "cuore" distintivo comune di una pluralità di marchi seriali, costituenti una "famiglia di marchi"; la pacifica coesistenza, protratta per decenni, di due famiglie di marchi accomunate dal medesimo elemento centrale può dunque escludere il pericolo di confusione ai sensi dell'art. 12, comma 1, lett. d), D.Lgs. n. 30/2005, anche nel giudizio amministrativo di opposizione alla registrazione.


Cassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 21 aprile 2026, n. 10480

Società di fatto – Società irregolare apparente

La società di fatto 'non riconoscibile' o 'occulta' – distinta dalla società irregolare apparente – ricorre quando l'attività economica formalmente svolta da un imprenditore individuale sia in realtà riferibile a un centro di imputazione collettivo, nel quale uno o più soci non spendono il nome ma partecipano al rischio d'impresa, contribuendo stabilmente al fondo comune mediante attività di gestione e/o di finanziamento; ai fini dell'estensione della liquidazione giudiziale a tali soci, rilevano in modo particolare la sistematicità delle operazioni di sostegno (quali prestazione di garanzie personali, messa a disposizione gratuita di beni strumentali e ripetuti pagamenti dei debiti aziendali con risorse proprie), che superano la mera collaborazione familiare e rivelano l'esistenza di un rapporto sociale.

Diritto fallimentare

Cassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 29 aprile 2026, n. 11676

Concordato preventivo - Accordi di ristrutturazione dei debiti

In tema di ristrutturazione dei debiti del consumatore ex art. 67, comma 4, CCII (come modificato dall'art. 19 d.lgs. 13 settembre 2024 n. 136), la "moratoria fino a due anni dall'omologazione per il pagamento" dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca va intesa come periodo di sospensione o dilazione dell'adempimento (di capitale e interessi), durante il quale il debitore può non effettuare alcun pagamento, senza che sia richiesto né l'integrale soddisfacimento del credito entro il biennio, né l'inizio necessario del pagamento prima del decorso di detto termine.

Diritto bancario

Cassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 06 maggio 2026, n. 12860

Mutuo c.d. solutorio – validità

È valido il contratto di mutuo c.d. "solutorio", perfezionandosi il mutuo reale con la sola messa a disposizione giuridica delle somme in favore del mutuatario tramite accredito su conto corrente, anche se l'importo è immediatamente destinato al ripianamento di pregresse esposizioni debitorie verso la stessa banca mutuante; tale destinazione costituisce atto dispositivo distinto ed estraneo alla fattispecie negoziale, non comporta difetto di causa né illiceità dell'operazione, né trasforma il mutuo in una novazione o in un mero pactum de non petendo.


Cassazione Civile, Sez. II, Ordinanza, 24 aprile 2026, n. 11040

Segreto bancario – Sanzioni CONSOB per abuso di informazioni privilegiate

In tema di sanzioni CONSOB per abuso di informazioni privilegiate (art. 187-bis TUF), il possesso e l'utilizzo dell'informazione privilegiata anche nell'ipotesi di c.d. insider secondario possono essere accertati in via presuntiva, mediante una valutazione unitaria di una pluralità di indizi (tempistica dei contatti, modalità e anomalia degli investimenti, rapporti professionali tra i soggetti coinvolti, caratteristiche dell'operazione e del titolo), purché dotati dei requisiti di gravità, precisione e concordanza ex art. 2729 c.c.; non è richiesto l'accertamento della fonte originaria dell'informazione, né opera, nel sistema processuale, un divieto di "doppia presunzione".

Real Estate

Cassazione Civile, Sez. II, Ordinanza, 29 aprile 2026, n. 11663

Vendita immobiliare – Opere edilizie abusive non sanabili

In tema di vendita immobiliare, la presenza su parte significativa del bene di opere edilizie abusive non sanabili, la cui rimozione impone un radicale ridimensionamento e una sostanziale diversa conformazione dell'immobile rispetto a quello oggetto del regolamento negoziale, integra ipotesi di aliud pro alio, legittimando la risoluzione del contratto ex art. 1453 c.c. e non una mera garanzia per vizi ex artt. 1490 ss. c.c.


Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza del 25 aprile 2026, n. 11135

Destinazione immobile – Comodato – Revoca ad nutum

La circostanza che l’immobile sia destinato ad attività commerciale (nel caso di specie a studio professionale) non è sufficiente per ritenere il relativo contratto di comodato soggetto ad un termine implicito, sicché il comodante può domandare la restituzione del bene prima della cessazione di tale attività, restando dunque possibile la revoca ad nutum. A ragionar diversamente si arriverebbe all'assurda conclusione che se l’immobile è destinato per sua natura ad una determinata attività, commerciale o di altro tipo, il comodato diventerebbe ‘perpetuo’ per la semplice ragione che tale attività potrebbe non avere alcun termine prevedibile, espropriando di fatto il comodante.


Cassazione Civile, Sez. II, Sentenza, 21 aprile 2026, n. 10494

Servitù di passaggio – ampliamento coattivo di percorso pedonale in servitù carrabile

In tema di servitù di passaggio, l'ampliamento coattivo di un percorso pedonale in servitù carrabile richiede: a) la preesistenza di una servitù di passaggio sul fondo su cui realizzare l'ampliamento; b) l'assenza per il fondo dominante di uscita diretta sulla pubblica via (interclusione relativa); c) che l'ampliamento sia necessario per la coltivazione o per l'uso conveniente del fondo dominante ovvero per le esigenze abitative del fondo stesso, intese come piena accessibilità alla casa di abitazione, alla luce delle condizioni di vita nel contesto storicosociale attuale. Ai fini di tali esigenze abitative non è necessario che il proprietario o l'utilizzatore dell'immobile sia portatore di handicap o affetto da ridotta capacità motoria, fermo restando che il passaggio imposto non deve comportare un sacrificio del fondo servente superiore al beneficio arrecato al fondo dominante.


Cassazione Civile, Sez. II, Ordinanza, 8 aprile 2026, n. 8856

Condizioni sospensive negative – integrazione del prezzo di vendita

In tema di condizioni sospensive negative, qualora il venditore agisca per ottenere il pagamento dell'integrazione del prezzo deducendo l'assenza di modificazioni della destinazione urbanistica e dell'indice di edificabilità del terreno compravenduto o dell'intero comparto rilevante, incombe sull'acquirente l'onere di specifica contestazione dei fatti posti a fondamento della domanda; in difetto, tali fatti devono ritenersi pacifici ai sensi dell'art. 115, primo comma, c.p.c., senza che ciò integri applicazione del principio di non contestazione a mere valutazioni giuridiche.

Diritto condominiale

Cassazione Civile, Sez. II, Ordinanza, 13 aprile 2026, n. 9309

Assemblea dei condomini e deliberazioni – Supercondominio - Spese della comunione e del condominio

In tema di supercondominio, rientra nella competenza dell'assemblea dei rappresentanti ex art. 67 disp. att. c.c. l'approvazione del rendiconto e la ripartizione, in capo ai singoli condòmini dei diversi edifici, delle spese relative ai beni e ai servizi comuni all'intero complesso - ivi compreso il servizio di riscaldamento centralizzato - secondo i rispettivi valori millesimali di proprietà; ne consegue che è erronea la qualificazione come nulla, per impossibilità dell'oggetto, della delibera del supercondominio che approvi il riparto delle relative spese tra i singoli partecipanti, atteso che l'amministratore del supercondominio è legittimato ad agire direttamente nei confronti del singolo condòmino e non dell'amministratore del condominio di edificio.


Cassazione Civile, Sez. II, Ordinanza, 04 maggio 2026, n. 12588

Parti comuni dell’edificio – sottotetti, soffitte e lastrici solari

I sottotetti, le soffitte e i lastrici solari sovrastanti le unità immobiliari, ove non risulti da valido titolo una diversa attribuzione esclusiva e non sia dimostrata una loro peculiare destinazione strumentale a servizio di una sola porzione, sono soggetti alla presunzione di comunione condominiale ex art. 1117 c.c., sicché non è sufficiente, per escluderne la natura comune, la mera menzione negli atti di acquisto dell'esistenza di una soffitta sovrastante l'unità, né il successivo accatastamento a favore del singolo.

Risarcimento danni

Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 29 aprile 2026, n. 11646

Responsabilità civile – sinistri stradali cagionati da fauna selvatica – Onere della prova

In tema di sinistri stradali cagionati da fauna selvatica, il danno è imputabile alla Pubblica Amministrazione ai sensi dell'art. 2052 c.c.; grava tuttavia sul danneggiato l'onere di provare in modo rigoroso l'esatta e completa dinamica del sinistro, comprensiva del comportamento dell'animale e della condotta di guida, non essendo sufficiente la sola dimostrazione della presenza dell'animale sulla carreggiata o del mero impatto tra veicolo e animale. In difetto di tale prova positiva e certa, la domanda risarcitoria non può essere accolta neppure parzialmente.

Diritto assicurativo

Cassazione Civile, Sez. III, Sentenza, 20 aprile 2026, n. 10382

Polizza vita: interpretazione della clausola che attribuisce l’indennizzo agli "eredi testamentari" o agli "eredi legittimi"

“Non è sindacabile in sede di legittimità, se operato con congrua motivazione e scevro dai soli gravi vizi logici oramai rilevanti dopo la novella dell'art. 360 c.p.c., l'accertamento con cui il giudice del merito stabilisca se l’assegnazione di beni determinati configuri una successione a titolo universale o debba, invece, interpretarsi come legato, una volta che sia stato accertato, in conformità al principio enunciato dall’art. 1362 c.c., applicabile, con gli opportuni adattamenti, anche in materia testamentaria, quale sia stata l’effettiva volontà del testatore, valutando congiuntamente l’elemento letterale e quello logico ed in omaggio al canone di conservazione del testamento.

Obbligazioni e contratti

Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 28 aprile 2026, n. 11446

Interpretazione del contratto – dichiarazione negoziale

Nell'interpretazione di una dichiarazione negoziale, il giudice di merito deve anzitutto attenersi al senso letterale delle parole (art. 1362 c.c.); i canoni interpretativi integrativi, ivi compreso quello di cui all'art. 1371 c.c. (interpretazione nel senso meno gravoso per l'obbligato), sono applicabili solo in presenza di testi ambigui. L'apprezzamento del giudice circa la non equivocità del tenore letterale della dichiarazione costituisce valutazione di fatto, insindacabile in cassazione se sorretta da motivazione congrua.