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Nel 2026 il mondo ha colmato il 69,2% del divario di genere: il valore più alto mai registrato, ma a questo ritmo la piena parità arriverà solo tra 120 anni.
È la fotografia scattata dalla 20ª edizione del Global Gender Gap Report, pubblicata dal World Economic Forum (WEF) il 16 settembre 2026.
Il rapporto confronta 145 economie e misura, per ciascuna, quanto le donne siano vicine agli uomini in quattro ambiti: lavoro e opportunità economiche, istruzione, salute e potere politico. Il punteggio va da 0 a 100%, dove 100% significa parità piena. Non misura quindi il benessere di un Paese, ma la distanza tra donne e uomini al suo interno.
Rispetto al 2025 il divario si è ridotto di 0,4 punti percentuali. Sulle 97 economie monitorate in tutte e venti le edizioni, il punteggio è salito dal 64,2% del 2006 al 69,4% di oggi: +5,2 punti in due decenni. Circa due Paesi su tre migliorano, ma il 36% arretra, segno che i progressi non sono né automatici né irreversibili.
Scuola e salute quasi in pari, lavoro e politica molto indietro
Il divario non è uniforme. Istruzione e salute sono ormai vicine alla parità; lavoro e politica restano i veri colli di bottiglia, e da soli spiegano gran parte del ritardo complessivo.
| Dimensione | Divario colmato 2025 | Divario colmato 2026 | Variazione | Anni stimati alla parità |
|---|---|---|---|---|
| Istruzione | 95,30% | 96,90% | +1,6 pp | 8 |
| Salute e sopravvivenza | 96,10% | 96,20% | +0,1 pp | n.d. (stabile dal 2006) |
| Partecipazione e opportunità economiche | 61,30% | 61,70% | +0,4 pp | 129 |
| Empowerment politico | 22,50% | 22,10% | −0,4 pp | 194 |
| Indice complessivo | 68,80% | 69,20% | +0,4 pp | 120 |
Fonte: elaborazione su dati World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2026, sezioni "Performance by subindex" e "Progress over time".
Quanto all'ambito lavoro, il rapporto riporta che le donne sono ben rappresentate tra professioniste e tecniche (parità al 73,7%), ma molto meno ai vertici: tra dirigenti, alti funzionari e legislatori la parità si ferma al 41,7%. Il reddito stimato delle donne equivale al 54,9% di quello maschile.
Venendo alla politica, il rapporto precisa che è l'unica dimensione in calo nell'ultimo anno. A livello mondiale le donne raggiungono il 32% di parità nei parlamenti e il 23,7% nei governi; 64 Paesi su 145 non hanno avuto una capa di Stato negli ultimi 50 anni.
Uno sguardo globale: chi guida e chi insegue
L'Islanda è prima per il 17° anno consecutivo, unico Paese ad aver superato il 90%. Nella top 10 entrano sette economie europee; la Namibia sale al 4° posto e l'Australia debutta all'8°. In fondo alla classifica si trovano Ciad (57,8%), Iran (58,5%) e Pakistan (59,5%).
«Non c'è barriera, serratura o bullone che tu possa imporre alla libertà della mia mente.» — Virginia Woolf
| Pos. | Paese | Divario colmato 2026 |
|---|---|---|
| 1 | Islanda | 93,00% |
| 2 | Finlandia | 87,20% |
| 3 | Norvegia | 85,70% |
| 4 | Namibia | 84,50% |
| 5 | Regno Unito | 84,20% |
| 6 | Nuova Zelanda | 82,80% |
| 7 | Svezia | 82,30% |
| 8 | Australia | 81,90% |
| 9 | Germania | 81,70% |
| 10 | Irlanda | 81,40% |
Fonte: World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2026, sezione "Global results".
Lo sguardo per aree geografiche mostra che chi parte avanti non è sempre chi corre più veloce. L'Europa torna in testa, ma l'America Latina, grazie a una crescita costante, è la regione che raggiungerà prima la parità.
| Regione | Divario colmato 2026 | Anni stimati alla parità |
|---|---|---|
| Europa | 75,70% | 70 |
| Nord America | 75,20% | 108 |
| America Latina e Caraibi | 74,50% | 60 |
| Asia orientale e Pacifico | 70,30% | 144 |
| Asia centrale | 70,00% | 202 |
| Africa subsahariana | 68,80% | 102 |
| Asia meridionale | 64,50% | 149 |
| Medio Oriente e Nord Africa | 62,50% | 182 |
Fonte: World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2026, sezione "Performance by region".
Il reddito conta, ma non decide tutto: i Paesi ad alto reddito chiudono in media il 74,5% del divario, quelli a basso reddito il 65,8%. Eppure la Namibia, a reddito medio-basso, supera il 95% delle economie ricche.
Italia 83ª, con il nodo del lavoro
L'Italia sale dall'85° all'83° posto su 145 economie, con il 70,8% del divario colmato (era il 70,4% nel 2025). Resta però tra le ultime in Europa e lontana dalla top 50. Il lieve miglioramento si deve soprattutto alla politica; sul lavoro, invece, il Paese perde altre quattro posizioni.
Non possiamo non evidenziare il paradosso italiano: le donne studiano più degli uomini, ma lavorano e guadagnano meno. Nell'istruzione terziaria il tasso di iscrizione femminile supera quello maschile di circa 26 punti; nella partecipazione al lavoro le donne sono invece 17 punti sotto.
In sintesi, il capitale umano femminile c'è ed è qualificato: è il mercato del lavoro a non valorizzarlo.
Le nuove frontiere: leadership e intelligenza artificiale
La novità più preoccupante del rapporto riguarda i vertici: i progressi delle donne nella leadership sono fermi per il quarto anno consecutivo. Con il ritmo degli anni fino al 2020 la parità ai vertici sarebbe arrivata in 50 anni; al ritmo attuale ne servono 90.
| Indicatore (dati LinkedIn Economic Graph) | Donne | Uomini |
|---|---|---|
| Quota di lavoratori a livello di ingresso | 46% | 54% |
| Quota nel C-suite (alta dirigenza) | 23% | 77% |
| Quota tra i CEO | 19% | 81% |
| Pausa di carriera per la cura dei figli a tempo pieno | 26,50% | 6,00% |
| Nuove assunzioni in ruoli di IA (Stati Uniti) | 26% | 74% |
| Founder con competenze di IA dichiarate | 9% | 15% |
Fonte: World Economic Forum, Global Gender Gap Report 2026, cap. 2
Il quadro è chiaro: le donne entrano nel mercato del lavoro quasi alla pari, ma la loro presenza si dimezza salendo verso i vertici. Inoltre, rappresentano il 57% dei lavoratori nelle professioni più esposte all'IA generativa, mentre restano sottorappresentate proprio nei ruoli che l'IA la progettano.
In conclusione
Vent'anni di dati dimostrano che il divario si può chiudere: istruzione e salute ne sono la prova. La sfida dei prossimi anni si gioca su lavoro, leadership e nuove tecnologie, dove i progressi rallentano o arretrano. Per l'Italia il messaggio è netto: la risorsa femminile è già formata; servono politiche e scelte aziendali che la portino nel mercato del lavoro e ai livelli decisionali.

