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Diritto all’oblio – il ritardo di pubblicazione di una notizia può comportare il risarcimento dei danni

La Corte di Cassazione con sentenza n. 6433 del 18 marzo 2026 è recentemente intervenuta su una vicenda legata al diritto all’oblio e alla responsabilità di un motore di ricerca per la mancata deindicizzazione tempestiva di contenuti online.

Il caso riguardava una persona coinvolta in un procedimento penale, concluso senza condanna, la quale aveva chiesto a Google la rimozione dai risultati di ricerca di alcuni articoli che riportavano ancora quella vicenda.

Il Tribunale di Roma, pur riconoscendo che la società aveva violato il diritto all’oblio, poiché aveva tardato a rimuovere alcuni contenuti, aveva tuttavia respinto la richiesta di risarcimento del danno, ritenendo che non fosse stata fornita una prova sufficiente del pregiudizio subito.

La Cassazione ha cassato questa decisione, ritenendo che la motivazione del Tribunale inadeguata e solo apparente. In particolare, i giudici di legittimità hanno sottolineato che, una volta accertata la violazione del diritto all’oblio, il giudice di merito avrebbe dovuto valutare in modo più approfondito le circostanze del caso, considerando elementi come la diffusione delle notizie, la loro natura e il possibile impatto sulla reputazione dell’interessato, ed ha altresì evidenziato come il danno possa essere provato anche tramite presunzioni, senza necessità di una prova diretta.

Per questi motivi, la Cassazione ha accolto il ricorso, ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso al Tribunale di Roma, in persona di un diverso Magistrato, che dovrà riesaminare la questione.

Lavoro

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, Ordinanza, 11 marzo 2026, n. 5440

Licenziamento disciplinare – valutazione soggettiva – incapacità del lavoratore

In tema di responsabilità disciplinare, la valutazione della proporzionalità della sanzione rispetto alla mancanza del lavoratore deve essere effettuata con riferimento agli aspetti oggettivi e soggettivi del caso concreto; la condizione psichica del lavoratore è pienamente implicata nel giudizio di proporzionalità, che non può prescindere dall'accertamento in ordine a fattori eventualmente idonei ad incidere sulla determinazione responsabile del soggetto agente; quindi, il giudice del merito, prima ancora di indagare sul grado della colpa o sull'intensità dell'elemento intenzionale, deve accertare se il lavoratore abbia tenuto quel comportamento con coscienza e volontà, qualora risultino allegate circostanze di fatto che mettano in discussione la riferibilità soggettiva della condotta all'agente.


Corte di Giustizia UE, Sentenza, 17 marzo 2026, nella causa C-258/24

Organizzazioni religiose – appartenenza alla confessione religiosa - licenziamento

Il licenziamento di un dipendente di organizzazione religiosa motivato dall’abbandono della confessione religiosa è illegittimo se tale organizzazione impiega altre persone per svolgere le stesse mansioni del dipendente in questione senza richiedere che siano membri di questa stessa chiesa, se tale dipendente non tiene in pubblico comportamenti ostili a detta chiesa e se, per la natura delle attività professionali di detto dipendente o per il contesto in cui esse vengono espletate, tali requisiti non siano essenziali, legittimi e giustificati per lo svolgimento dell’attività lavorativa, tenuto conto dell’etica di detta organizzazione.


Cassazione Civile, Sezione Lavoro, Ordinanza, n. 5445

Dimissioni – giusta causa – inadempimento contributivo

Il mancato versamento della contribuzione costituisce rilevante inadempimento degli obblighi fondamentali discendenti dal contratto di lavoro, di gravità tale da non consentire la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto e da integrare, quindi, la giusta causa di dimissioni. (Nel caso di specie l’omissione perdurava da 16 mesi).


Cassazione Penale, Sentenza, del 23 febbraio 2026, n. 7096

Sicurezza sul lavoro – cantieri con più imprese affidatarie – ruolo e responsabilità del Preposto

Nei cantieri dove operano più imprese affidatarie di lavori diversi (complementari o meno che essi siano), il Preposto ha una posizione di garanzia che riguarda i rischi di tutti quanti abbiano causa lavorativa di accesso al cantiere, senza riguardo alla esistenza o meno di uno specifico rapporto tra l'infortunato ed il singolo titolare della suddetta posizione. L'applicazione delle misure di prevenzione deve quindi estendersi a tutti coloro che si trovano nell'ambiente di lavoro ed in particolare a coloro che, nell'ambito dell'organizzazione di lavoro dell'impresa, siano inseriti nell'attività lavorativa che svolgono in collaborazione con i suoi dipendenti, con la conseguenza per cui, i correlati doveri di segnalazione si impongono nei confronti di tutti i lavoratori coinvolti nelle lavorazioni, ancorché non dipendenti della ditta di appartenenza del preposto tenuto alle predette segnalazioni.

Diritto societario

Cassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 12 marzo 2026, n. 5587

S.r.l. – bilancio – principio di continuità dei bilanci

In tema di società di capitali, il principio di continuità dei bilanci in forza del quale il bilancio relativo all'esercizio successivo deve partire dai dati contabili di chiusura del precedente non comporta la automatica trasmissione dei vizi giuridici da un bilancio all'altro. Il socio che abbia impugnato il bilancio di un esercizio e intenda estendere le contestazioni ai bilanci successivi ha l'onere di dedurre, nelle relative impugnazioni, la persistenza e trasmissione dei medesimi vizi anche ai bilanci successivi; solo a fronte di tale specifica allegazione sorge, in capo agli amministratori, l'onere di dimostrare l'avvenuta sanatoria o l'insussistenza dei vizi stessi.

Diritto bancario

Tribunale di Livorno, Sentenza 27 gennaio 2026

Mutuo fondiario – Titolo parziale ed incompleto - Fondatezza dell’opposizione all’esecuzione con sospensione della procedura esecutiva

La scrittura privata non autenticata con cui le parti abbiano successivamente rinegoziato il termine di adempimento dell’obbligazione restitutoria - pur non integrando novazione oggettiva, trattandosi di mera modificazione accessoria ex art. 1231 c.c. - incide sull’assetto negoziale complessivo del rapporto e integra il contenuto del contratto originario. Ne consegue che, ove il creditore agisca esecutivamente sulla base del solo atto pubblico di mutuo, senza azionare anche l’accordo modificativo e senza che quest’ultimo rivesta i requisiti formali di cui all’art. 474 c.p.c., il titolo esecutivo deve ritenersi parziale e incompleto.

Diritto fallimentare

Cassazione Civile, Sez. II, Sentenza, 26 febbraio 2026, n. 4367

Ammissione al passivo – azione di accertamento anche per successiva sentenza di condanna

Qualunque pretesa a contenuto patrimoniale nei confronti di un soggetto fallito deve essere azionata attraverso lo speciale procedimento di accertamento del passivo davanti al Tribunale fallimentare. Ciò vale anche per le azioni di accertamento che costituiscano presupposto per una successiva sentenza di condanna, le quali incidono inevitabilmente sulla massa dei creditori e sulla par condicio creditorum.


Cassazione Civile, Sez. I, Ordinanza, 9 marzo 2026, n. 5258

Concordato preventivo – “cram-down fiscale” - Requisiti

Nel giudizio di omologazione forzosa della proposta di concordato preventivo (c.d. cram-down fiscale), il Tribunale deve accertare, sulla base delle risultanze della relazione del professionista attestatore ex art. 161, comma 3, L. Fall., la maggiore convenienza della proposta rispetto all'alternativa liquidatoria, considerando anche gli elementi sopravvenuti nel corso della procedura che influiscono sull'attivo della società proponente.

Real Estate

Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 9 marzo 2026, n. 5330

Pignoramento immobiliare - Durata del contratto di locazione stipulato dal Custode Giudiziario

Pignoramento immobiliare – Durata del contratto di locazione stipulato dal Custode Giudiziario In tema di espropriazione immobiliare, il contratto di locazione stipulato dal custode giudiziario ex art. 560 c.p.c. ha durata 'naturaliter' limitata al perdurare della procedura esecutiva e perde automaticamente efficacia con la sua estinzione, non potendo, quindi, spiegare effetti oltre tale momento, né vincolare il bene una volta cessata la custodia.


Cassazione Civile, Sez. II, Sentenza, 25 febbraio 2026, n. 4187

Trasferimento beni immobili da ex USL ad Aziende Sanitarie Provinciali – vincolo di destinazione

Il trasferimento di beni immobili dalle ex unità sanitarie locali alle aziende sanitarie provinciali, secondo quanto previsto dal D.Lgs. n. 502/1992, è subordinato al vincolo di destinazione dei beni stessi alle unità sanitarie locali già prima del trasferimento. Tale vincolo deve essere provato, e la sua mancanza determina il rigetto delle pretese di rilascio e risarcimento danni.


Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 18 marzo 2026, n. 6381

Esecuzione specifica dell’obbligo di concludere il contratto definitivo di compravendita immobiliare – Liquidazione e valutazione dei danni

Quando le parti di un preliminare di vendita immobiliare hanno convenuto che il pagamento del prezzo debba essere effettuato alla stipulazione del definitivo, il requisito dell'offerta di cui all'art. 2932, comma 2, c.c. deve ritenersi soddisfatto con la proposizione della domanda di esecuzione in forma specifica dell'obbligo di contrarre, perché in essa necessariamente implicito, con la conseguenza che la sentenza produttrice degli effetti del contratto impone anche il pagamento del prezzo, quale condizione per il verificarsi dell'effetto traslativo derivante dalla pronuncia giudiziale.

Diritto condominiale

Cassazione Civile, Sez. II, Sentenza, 10 marzo 2026, n. 5355

Parti comuni dell’edificio – muro divisorio comune

In tema di muro divisorio comune, la disciplina di cui all'art. 884 c.c. costituisce lex specialis rispetto all'art. 1102 c.c. e regola in via specifica l'uso del muro da parte dei comproprietari. Ne consegue che ciascun partecipante alla comunione può praticare nel muro comune incavi, nicchie o altre infissioni solo entro il limite della metà dello spessore del muro, e sempreché non ne sia compromessa la stabilità né ne derivino danni alla struttura, potendo l'altro comproprietario agire in via petitoria o possessoria per ottenere l'arretramento delle opere eccedenti tale limite o la loro eliminazione.

Risarcimento danni

Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 4 marzo 2026, n. 4865

Danni da cose in custodia – Demanio e Patrimonio dello Stato e degli Enti Pubblici

Nelle controversie di risarcimento per danni causati da cose in custodia, l'onere della prova riguardante la natura privata o pubblica della strada ove si è verificato il sinistro e l'eventuale custodia da parte dell'ente locale spetta a chi agisce in giudizio. Pertanto, in caso di contestazione da parte del convenuto sulla natura demaniale della strada, è onere dell'attore fornire specifica e circostanziata prova che la strada sia inclusa nell'elenco delle strade comunali e destinata a uso pubblico.

Obbligazioni e contratti

Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 6 marzo 2026, n. 5052

Contratto di trasporto di cose – legittimazione attiva per risarcimento danni verso il vettore

Nel contratto di trasporto di cose, la legittimazione ad agire per il risarcimento dei danni verso il vettore compete al destinatario dal momento in cui richiede la riconsegna delle merci arrivate a destinazione o scaduto il termine in cui sarebbero dovute arrivare. Tuttavia, in mancanza di tale richiesta, la legittimazione resta al mittente, specie se il danno si manifesta nella sua sfera patrimoniale.

Diritto assicurativo

Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza, 2 marzo 2026, n. 4692

Assicurazione della responsabilità civile (responsabilità sanitaria) – valutazione e liquidazione

La Corte di Cassazione ha escluso che, in un contratto di assicurazione per la responsabilità civile, recante clausola on claims made basis, la previsione contrattuale che subordina il pagamento dell'indennizzo, anche in relazione a fatti verificatisi anteriormente alla conclusione del contratto, alla condizione che la richiesta di risarcimento pervenga all'assicurato solo durante il periodo di vigenza del rapporto contrattuale, possa interpretarsi nel senso di parificare a tale richiesta l'avvenuta conoscenza, da parte dell'assicurato medesimo, dell'invio di un'informazione di garanzia in relazione al fatto dal quale origina la pretesa risarcitoria, fatta valere nei suoi confronti dopo il termine di vigenza del rapporto. La Suprema Corte rammenta, infatti, come “non può... addossarsi all'assicuratrice un onere di protezione della controparte al di là di quanto sia stato tra loro espressamente convenuto, ove non risulti che il concreto assetto di interessi sia inadeguato rispetto a quanto reciprocamente rappresentatosi dalle parti al momento della conclusione del contratto: ben potendo, così, l'assicurata scegliere, in rapporto alle opzioni percorribili ed ai relativi corrispondenti e differenziati costi, il complessivo regolamento pattizio reputato più consono” e come relativamente al comportamento delle parti successivo alla conclusione del negozio giuridico, non può essere valorizzato il comportamento posto in essere da uno soltanto di essi, in difetto di altri e univoci indici di una volontà comune anche all'altro.

Diritto sportivo

Collegio di Garanzia, Sez. I, decisione 3 marzo 2026, n. 13

Squalifica di calciatore - sanzione della perdita di una gara – trasferimenti fittizi

Nel caso di specie, due calciatori di una società militante nel campionato di Serie A – calcio 5 – vengono squalificati per Prima dell’inizio del campionato gli stessi una giornata dalla stagione precedente. vengono tesserati con un’altra squadra – militante nel campionato di Serie C – e non disputano alcuna partita, scontando di fatto la squalifica inflitta. Pochi giorni dopo vengono tesserati nuovamente pe la società originaria. Con riferimento al presunto carattere fittizio di tale trasferimento, asseritamente finalizzato esclusivamente all’elusione della sanzione disciplinare, il Collegio di Garanzia – contrariamente a quanto affermato dalla Corte Sportiva d’Appello - ha ritenuto che, il calciatore sanzionato con la squalifica per una o più giornate di gara deve sempre scontare la sanzione, anche laddove siano intervenuti fatti che hanno modificato il suo status, come, ad o categoria di appartenenza. esempio, il cambio di società o disciplina

In tale prospettiva, il Collegio di Garanzia ha ritenuto erroneo valorizzare aspetti legati alla condotta della Società ricorrente, riconducendoli alla categoria dell’abuso del diritto, in quanto tali profili non rilevano ai fini dell’applicazione della sanzione della partita della gara. Pertanto, assumere quale base concettuale dell’accertamento l’abuso del diritto, al fine di desumere condotte elusive, simulazioni o forme di complicità, quali potrebbe essere il trasferimento fittizio, si pone in contrasto con il principio secondo cui “l’accertamento della regolarità o meno della posizione di un calciatore deve, infatti, fondarsi su circostanze oggettive e formali, sottratte a valutazioni discrezionali relative all’elemento soggettivo dei tesserati o alla natura simulata del tesseramento”. Il Collegio, pertanto, ha ritenuto che la sanzione della perdita della gara, non può essere applicata qualora all’invalidità del tesseramento non si accompagni l’accertamento di una responsabilità diretta nel fatto – trasferimento. Infatti, “ove manchi sia l’accertamento dell’invalidità del tesseramento dei calciatori interessati sia, a monte, la verifica di eventuali condotte abusive delle società nelle operazioni di trasferimento, al solo fine di eludere la squalifica, non può farsi luogo all’irrogazione della sanzione ex art. 21 CGS FIGC”. Tali condotte, se accertate dai giudici federali, possono eventualmente comportare l’applicazione di diverse sanzioni disciplinari per violazione di altre norme del Codice di Giustizia.