
Focus

Secondo studi pubblicati tra 2025 e 2026 da Ipsos e King's College London, sta emergendo una frattura netta proprio all’interno della Gen Z: quella tra giovani uomini e giovani donne.
Da un lato le giovani donne, sempre più schierate su posizioni progressiste, attente ai diritti e all’uguaglianza.
Dall’altro lato i giovani uomini che sembrano muoversi nella direzione opposta.
I numeri sono difficili da ignorare:
- quasi un giovane uomo su tre ritiene che una moglie debba obbedire al marito.
- circa il 60% dei giovani uomini pensa che la parità di genere sia “andata troppo oltre”, arrivando a discriminare gli uomini
- il 24% ritiene che le donne non debbano essere troppo indipendenti
Non è quindi una opinione isolata, ma è una percezione diffusa.
Com’è possibile che i figli di una cultura più paritaria stiano riscoprendo modelli che sembravano superati?
Le ragioni sono varie.
La precarietà economica, certamente, alimenta un meccanismo noto: nei momenti di incertezza, l’“altro” diventa facilmente un bersaglio.
Le nuove aspettative sociali, più complesse e meno definite, espongono i giovani a una pressione continua: il timore di deludere — se stessi, gli altri, un ruolo che non è più chiaro — diventa un fattore di tensione; mentre le giovani donne vedono nuove prospettive, rafforzano richieste di equità, autonomia e rappresentanza.
I social media giocano certamente un ruolo decisivo, amplificando modelli e narrazioni molto diversi: da un lato contenuti progressisti, dall’altro influencer che rilanciano visioni tradizionali — se non apertamente reazionarie — della mascolinità.
Non è ancora chiaro se siamo di fronte ad un ritorno al passato o ad una dinamica nuova da gestire.
Quel che è certo è che, in un momento così complesso, è fondamentale continuare a lavorare sui principi dell’Agenda 2030: l’idea di fondo resta quella di costruire società più eque, senza lasciare nessuno indietro.
“Leave no one behind”

