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Il Decreto Legge n. 62 del 30 aprile 2026 ("Decreto Primo Maggio")
Il Decreto Legge n. 62 del 30 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 99 del medesimo giorno (c.d. “Decreto Primo Maggio”), interviene con disposizioni urgenti in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale.

Foto di KATRIN BOLOVTSOVA su Pexels
Il Decreto Legge n. 62 del 30 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 99 del medesimo giorno (c.d. “Decreto Primo Maggio”), interviene con disposizioni urgenti in materia di salario giusto, incentivi all’occupazione e contrasto al caporalato digitale.
Il salario giusto
L’articolo 7 del decreto stabilisce che il “salario giusto” è determinato sulla base del Trattamento Economico Complessivo (TEC) definito dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Nella sua determinazione si tiene conto del settore e della categoria produttiva, dell’attività principale dell’impresa, della dimensione aziendale e della natura giuridica del datore di lavoro.
I cosiddetti “CCNL leader” rappresentano quindi il principale parametro di riferimento per la determinazione della retribuzione adeguata e sono chiamati a garantire, in attuazione dell’art. 36 della Costituzione, un trattamento economico complessivo proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto.
Applicazione di CCNL diversi dai leader
È possibile applicare un CCNL diverso da quello sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, purché il Trattamento Economico Complessivo da esso previsto non sia inferiore a quello stabilito dai CCNL “leader”.
Nei settori in cui non esiste una specifica contrattazione collettiva, il salario non può comunque essere inferiore a quello previsto dal contratto nazionale più affine all’attività effettivamente svolta dall’impresa, individuato sulla base delle caratteristiche produttive e organizzative.
Una scelta non immune da critiche
La scelta normativa di rafforzare il ruolo dei CCNL maggiormente rappresentativi non è tuttavia esente da criticità.
Sotto un primo profilo, non sempre il CCNL leader è in grado di garantire una retribuzione effettivamente conforme ai principi dell’art. 36 Cost. Ricordiamo infatti che la Corte di Cassazione ha ritenuto che il CCNL vigilanza privata (siglato dalle OOSS più rappresentative), non rispettasse i parametri costituzionali della retribuzione sufficiente e ha ritenuto che il Giudice possa anche discostarsi dai minimi contrattuali ivi stabiliti (cfr. Cass. civ., sez. lav., n. 28320/2023).
Sotto un secondo profilo, permane il problema della disomogeneità del sistema contrattuale e dell’assenza di un parametro retributivo realmente uniforme. La forte frammentazione dei CCNL, caratterizzata dalla presenza di una pluralità di contratti anche all’interno dei medesimi settori, comporta infatti che, a parità di mansioni o attività lavorative, possano essere applicati trattamenti economici differenti, con conseguenti disparità retributive tra lavoratori che svolgono prestazioni analoghe.
Benefici contributivi e rispetto del salario giusto
Un ulteriore profilo rilevante riguarda l’accesso ai benefici previsti dal decreto, che è subordinato alla condizione che al lavoratore sia corrisposta una retribuzione almeno pari a quella determinata secondo i criteri dell’articolo 7.
Il messaggio della norma è chiaro: gli incentivi pubblici e la competitività delle imprese sono sempre più collegati al rispetto di retribuzioni corrette, trasparenti e coerenti con i contratti collettivi rappresentativi.
Obblighi di trasparenza
La disciplina introduce inoltre specifici obblighi di trasparenza. Le offerte di lavoro pubblicate sulla piattaforma SIISL devono indicare in modo chiaro il contratto collettivo applicato, comprensivo del relativo codice identificativo, la retribuzione prevista e il livello contrattuale associato alla mansione.
Impatti operativi per le imprese
Dal punto di vista operativo, le imprese sono chiamate a un’attenta verifica del CCNL e del TEC applicato, al controllo della coerenza tra mansioni, livello e retribuzione, alla correzione di eventuali disallineamenti interni e all’adeguamento dei processi di recruiting e pubblicazione degli annunci alle nuove disposizioni normative.

