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3 dicembre: Giornata internazionale delle persone con disabilità

Linguaggio, diritti, numeri e inclusione

Pubblicato il 16 novembre 2025
Logo circolare con raggi colorati e la scritta International Day Persons with Disabilities e la fascia azzurra 3 December

Il 3 dicembre si celebra la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, proclamata nel 1981 con l’obiettivo di promuovere i diritti e il benessere delle persone con disabilità e sensibilizzare la società sull’importanza della piena inclusione. La giornata è un momento di riflessione su come istituzioni, imprese e comunità possano contribuire concretamente a un mondo più equo.

  • Il percorso

A partire dal 1980, con il Documento ICIDH-80 della Organizzazione Mondiale della Sanità per arrivare al 2001 con l’International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF), passando per Standard Rules on the Equilisation of Opportunities for Disabilities del 1993 si è affermato un cambiamento fondamentale: si è superato il modello medico, centrato esclusivamente sulla menomazione individuale, in favore di un approccio più ampio e inclusivo. Oggi la disabilità non è più valutata in base alla patologia o alla menomazione, ma in base all’interazione tra la persona con disabilità e l’ambiente in cui vive — sociale, culturale, economico, tecnologico e fisico. Questo approccio bio-psicosociale introduce un concetto evolutivo della disabilità, che cambia con le condizioni sociali e ambientali e pone la persona e i suoi diritti al centro.

Nel 2006, la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità ha rafforzato questi principi, ribadendo l’uguaglianza e la necessità di garantire la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita politica, sociale, economica e culturale. La Convenzione invita gli Stati a identificare ed eliminare tutti gli ostacoli che limitano il rispetto di questi diritti, e con l’Articolo 9 sottolinea l’importanza dell’accessibilità come condizione indispensabile per la vita indipendente e per la piena partecipazione alla società.

Anche l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ribadisce che “nessuno deve essere lasciato indietro”, includendo le persone con disabilità.

L’Agenda promuove servizi sanitari accessibili, strutture inclusive e interventi mirati a favorire l’integrazione sociale ed economica. Sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni favorisce uno sviluppo inclusivo e sostenibile, rafforzando resilienza, parità di genere, accesso all’educazione e partecipazione sociale per tutti.

In questa direzione si colloca la nuova normativa sul Progetto di Vita che punta a definire interventi personalizzati e integrati lungo tutto l’arco della vita, rappresenta un passo importante: un cambio di prospettiva che mette al centro la persona e non la sua condizione, non le istituzioni e/o tutte le persone che ruotano intorno alla persona ma la persona stessa attraverso un percorso mirato e condiviso che interessa tutte le sfere dell’esistenza.

  • Numeri che parlano di esclusione

Nonostante i progressi normativi, la realtà statistica è ancora critica:

  • In Italia, solo il 32,5 % delle persone con disabilità in età lavorativa è occupata.
  • Il tasso di disoccupazione tra le persone con disabilità è circa il 20 %, quasi il doppio rispetto alla popolazione generale.
  • Una persona con disabilità su tre è a rischio povertà o esclusione sociale.
  • Le persone con disabilità guadagnano mediamente circa il 12% in meno rispetto ai colleghi senza disabilità, una differenza non spiegabile solo da età, formazione o ruolo lavorativo.

Questi dati mostrano come l’esclusione non sia solo culturale, ma anche strutturale e materiale.

  • Il linguaggio come leva di cambiamento

Il linguaggio è uno strumento potente: come dice Seneca, “il linguaggio è lo specchio dell’anima”. Parlare in modo appropriato non è solo cortesia, ma riconoscimento della dignità. Il passaggio alla definizione “persona con disabilità”, e le norme come il D.lgs. 64/2024, promuovono un linguaggio rispettoso e inclusivo, che valorizza le persone senza etichette o stereotipi. La vera attenzione deve essere verso le preferenze del soggetto stesso: avere riguardo alla dignità significa usare le parole più gradite.

  • L’inclusione nelle buone prassi quotidiane

L’inclusione non nasce solo dalle norme, ma soprattutto dall’impegno quotidiano dei singoli, spesso lontano dai riflettori.

Pensiamo al mondo del volontariato, le singole famiglie, le associazioni, i caregiver, i gruppi sportivi locali, gli educatori e i tanti cittadini attivi che hanno reso possibile ciò che oggi sembra un punto fermo: percorsi di autonomia, spazi accessibili, reti di sostegno che permettono alle persone con disabilità di partecipare pienamente alla vita sociale.

È proprio da questo impegno civico che sono nati anche alcune iniziative fondamentali come, ad esempio, le Paralimpiadi, dove persone con disabilità non solo partecipano ad un evento sportivo ma una testimonianza concreta di quello a cui si può arrivare quando competenze tecniche, volontariato e impegno collettivo si incontrano generando inclusione.

  • Il ruolo delle imprese e dei Disability Manager

Le imprese hanno un ruolo decisivo nel promuovere ambienti di lavoro inclusivi. Promuovere pari opportunità significa non solo rispettare la normativa, ma anche adottare soluzioni concrete per l’inserimento delle persone con disabilità. In questo contesto, la figura del Disability Manager è fondamentale: si tratta di un professionista che supporta l’azienda nel collocamento e nell’inserimento mirato delle persone con disabilità, individuando gli accomodamenti ragionevoli necessari per garantire effettiva inclusione e pari opportunità.

  • Il rispetto, l’attenzione alle parole e l’inclusione non sono solo valori etici, ma leve strategiche per costruire una società e un mondo del lavoro più accessibile, sostenibile e umano, in cui ogni persona possa esprimere pienamente il proprio potenziale.