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Il datore di lavoro è responsabile per un parere sbagliato dato a un dipendente?

Foto di Vitaly Gariev su Unsplash
I tribunali tedeschi amano la ponderazione completa degli interessi nel singolo caso. E veniamo subito ad un caso par excellence: La Corte d’Appello di Cologna ha deciso su un caso di un lavoratore che, in procinto di andare in pensione, chiese al datore una consulenza su come agire meglio per evitare il più possibile detrazioni. Il datore diede informazioni sbagliate o comunque non precise. Da lì nasceva la domanda se al lavoratore era dovuto un risarcimento del danno. La Corte d’Appello decise di no, ma … la storia non finisce qui.
È vero che il datore di lavoro nel rapporto di lavoro non ha l'obbligo generale di fornire consulenza. In linea di principio, ogni parte del contratto è responsabile della salvaguardia dei propri interessi e della chiarificazione delle conseguenze delle proprie azioni. Tuttavia, il dovere di protezione e di considerazione del datore di lavoro può comportare l'obbligo di fornire consulenza e informazioni. Questi obblighi si basano sulle circostanze specifiche del singolo caso e sono il risultato di una ponderazione completa degli interessi. La ponderazione tiene conto in particolare dalla difficoltà della questione legale e dall'entità degli svantaggi incombenti e dalla loro prevedibilità.
Occhio quindi in reparto HR quando vengono presentate richieste di informazioni o addirittura consulenza. Più si cerca di aiutare, più si creano situazioni che portano ad un diritto di risarcimento del danno da parte del dipendente. Qua si può vedere un problema principale di giurisprudenza protettiva: alla fine comporta che i datori si ritirano, prima di sbagliare. Avessero deciso per l’immunità dei datori di lavoro, questi tenderebbero molto di più ad aiutare in determinate circostanze.

