Vai al contenuto principale
Indietro

Dirigenti del commercio: un rinnovo anticipato che rafforza salario, welfare e previdenza

Pubblicato il 11 novembre 2025
Uomo in giacca e cravatta a righe blu si abbottona la giacca, inquadrato dal collo in giù davanti a una scala

Manageritalia e Confcommercio hanno firmato, in anticipo sulla scadenza del 31 dicembre 2025, l’ipotesi di rinnovo del CCNL per i dirigenti di aziende del terziario, distribuzione e servizi. Una scelta inusuale nel panorama contrattuale italiano, che segna la volontà delle parti di dare continuità, stabilità e valore alla contrattazione collettiva, rafforzando al tempo stesso la tutela del potere d’acquisto dei manager e la programmazione economica delle imprese.

Il nuovo CCNL decorre dal 1° gennaio 2026 e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2028.

L’anticipo della firma — a un anno dalla scadenza del contratto attuale — è un segnale politico oltre che economico: un invito alla responsabilità collettiva e alla prevedibilità in un contesto di forte volatilità economica.

Come sottolineano le parti firmatarie, la contrattazione collettiva resta “lo strumento più moderno per bilanciare competitività e coesione sociale”.

Un equilibrio che, per i dirigenti del commercio, si traduce oggi in più salario, più welfare e più sicurezza previdenziale, ma anche in un patto di fiducia tra imprese e management.

Ecco le novità:

  • Aumenti salariali: +800 euro in tre anni

L’accordo prevede un aumento complessivo di 800 euro lordi al mese, distribuito in tre tranche:

  • +320 euro dal 1° gennaio 2026,
  • +260 euro dal 1° gennaio 2027,
  • +220 euro dal 1° gennaio 2028.

Si tratta di un incremento strutturale, che andrà ad aumentare i minimi contrattuali e non potrà essere assorbito da superminimi o trattamenti individuali. Rispetto al minimo previsto dall’ultimo rinnovo (circa 4.340 euro mensili dal luglio 2025), il nuovo contratto porterebbe il livello base a oltre 5.100 euro mensili a regime, segnando uno dei miglioramenti più significativi dell’ultimo decennio.

  • Welfare contrattuale più forte e personalizzato

Uno dei capitoli più innovativi riguarda il welfare aziendale che costituisce un segnale concreto verso un nuovo modello che integra servizi di salute, formazione, benessere e conciliazione vita-lavoro. Per il triennio 2026–2028 viene riconosciuto a ciascun dirigente un credito welfare di 1.500 euro annui, con un costo di gestione ridotto a 36 euro l’anno (18 a carico del datore e 18 del dirigente).

  • Previdenza: cresce il Fondo Mario Negri

L’accordo consolida anche la previdenza complementare e cresce il il contributo aziendale al Fondo Mario Negri che passerà:

  • al 2,52% nel 2026,
  • al 2,57% nel 2027,
  • al 2,62% nel 2028.

Parallelamente, i dirigenti aumenteranno la propria partecipazione, con un contributo annuo che raddoppia (da circa 592 a 1.184 euro) con incremento del montante previdenziale e dei benefici fiscali in fase di liquidazione.

  • Tutele infortuni

La copertura assicurativa “Antonio Pastore” viene potenziata: il premio aziendale sale da 410 a 560 euro annui e si introduce una franchigia per gli infortuni extra professionali di lieve entità. Vengono inoltre riviste le agevolazioni contributive per nuove assunzioni e nomine: non più legate all’età, ma fruibili una sola volta nella carriera, per un massimo di due anni.

  • Nuove garanzie sociali

Si è messo mano alle politiche di ricollocazione, invecchiamento attivo, genitorialità e inclusione In particolare:

  • nasce una norma sperimentale per valorizzare i dirigenti senior in ruoli di tutoraggio e mentoring, con incentivi contributivi;
  • viene ridotto da 2.500 a 2.000 euro il contributo aziendale dovuto al CFMT nei casi di cessazione del rapporto, estendendo le tutele per la ricollocazione;
  • si rafforza il sostegno alla genitorialità attraverso il programma Un Fiocco in Azienda;
  • viene garantita la copertura sanitaria FASDAC fino a 24 mesi anche durante i congedi non retribuiti per gravi patologie;
  • e si introducono impegni concreti su parità di genere e trasparenza retributiva.